Una giornata per scoprire che solo insieme si naviga davvero
Il 6 maggio il nostro gruppo giovani ha vissuto un momento formativo intenso, profondo e pieno di simboli. Una giornata all’insegna dell’ascolto, della collaborazione e del servizio, che ha lasciato in tutti una scia di luce.
Abbiamo cominciato liberando i pensieri. Uno spazio di autenticità e silenzio condiviso, che ha aperto il cuore e preparato il terreno alla preghiera. A guidarci è stato un canto che è diventato subito il filo rosso dell’intera esperienza: Prenderemo il largo. Le parole – “Saliremo in questa barca anche noi, il tuo vento soffia già sulle vele. Prenderemo il largo dove vuoi tu, navigando insieme a te, Gesù” – ci hanno introdotti con delicatezza e forza al tema della giornata: la fiducia e la corresponsabilità.
Da qui ha preso vita l’attività centrale: costruire una barca. Non una barca qualsiasi, ma la nostra, quella del gruppo. Siamo stati divisi in tre sottogruppi, ognuno incaricato di rappresentare simbolicamente un elemento fondamentale del cammino cristiano: la croce, il Vangelo, una candela. Ogni squadra ha immaginato, progettato e costruito una barca inserendo dentro quel simbolo, rendendolo visibile, parte della struttura e dell’identità dell’imbarcazione. Poi, ogni gruppo ha raccontato il proprio lavoro, condividendo il significato delle scelte fatte. È stato sorprendente vedere quanta profondità, creatività e collaborazione fossero racchiuse in quei piccoli modelli. Ognuno ha scoperto che l’altro è indispensabile per costruire qualcosa che valga davvero.
Ma il cuore della giornata è arrivato poco dopo, con un gesto tanto semplice quanto potente. Due catechisti, Margherita e Giuseppe, si sono lavati le mani a vicenda. Un piccolo rito accompagnato da parole di gratitudine. Poi ciascuno di noi ha ripetuto il gesto con un compagno o una compagna. Nessuna fretta, nessun imbarazzo. Solo la bellezza di fermarsi, guardarsi negli occhi, riconoscersi dono.
Poi con padre Stefano abbiamo letto insieme il brano del Vangelo di Giovanni sulla lavanda dei piedi. Gesù si china, si spoglia delle sue vesti, prende un grembiule, lava i piedi dei suoi amici. Pietro si oppone, ma Gesù lo invita a lasciarsi amare per imparare a fare lo stesso. Il servizio, ci ha ricordato quel testo, non è umiliazione, ma amore che si fa concreto. È lì che abbiamo capito: non basta fare la propria parte. Siamo davvero gruppo quando ci prendiamo cura gli uni degli altri, come l’equipaggio di una barca: se uno rema da solo, non si va da nessuna parte.
La giornata si è conclusa con una preghiera corale. Poche parole, semplici e vere, che hanno riassunto il cammino fatto insieme:
Signore Gesù,
Tu che hai lavato i piedi ai tuoi amici, insegnaci a non cercare il primo posto, ma a gioire del servizio nascosto.
Fa’ che in questa barca nessuno si senta inutile, che ogni voce conti, che ogni dono sia accolto.
Fa’ che nessuno resti a terra.
Con Te al timone, possiamo salpare sicuri.
Amen.
Quel giorno abbiamo capito qualcosa che vale per la vita intera: nessuno è di troppo, tutti siamo indispensabili.
Vanessa Raffa


