Una veglia che ci ha uniti sempre più al cuore di Dio

C’è un momento, nel cuore del Triduo Pasquale, in cui il tempo sembra fermarsi: dopo la Messa in Coena Domini, quando Gesù resta presente nell’Eucaristia e la comunità si raccoglie attorno all’altare della reposizione, in adorazione silenziosa. Quest’anno, quel momento è stato un’esperienza indimenticabile di comunione, bellezza e misericordia, vissuta da tutta la Comunità.

Una veglia preparata insieme

Il tema scelto, “Nutriti dalla Misericordia”, ha guidato ogni gesto, parola e segno. Come mostra il titolo, al centro della veglia c’è stato il mistero dell’Eucaristia come cibo che trasforma: guarisce la sterilità, accoglie chi ritorna e perdona chi è caduto.

Già nei giorni precedenti, l’altare è diventato spazio di incontro e creatività. Ragazzi, mamme e catechiste hanno lavorato fianco a fianco per realizzare un allestimento ricco di segni simbolici ispirati al Vangelo: il fico con gli attrezzi da contadino, la veste bianca con i sandali e l’anello, le pietre accanto al pane spezzato. Ogni particolare è stato pensato per aiutare chi avrebbe partecipato alla veglia a “vedere” il Vangelo con gli occhi e con il cuore.

Tre Vangeli, tre momenti, una sola misericordia

La veglia si è svolta in tre tappe, ispirate alle ultime tre domeniche di Quaresima dell’anno C:

  • Il fico sterile (Lc 13,1-9) ha aperto il cammino con un invito alla fiducia nella pazienza di Dio. La testimonianza di una giovane che, nell’adorazione notturna, ha sentito la voce silenziosa di Gesù che le diceva “Amami come sei” ha toccato profondamente tutti i presenti.

  • La parabola del Figliol Prodigo (Lc 15,11-32) ha mostrato il volto del Padre che accoglie senza condizioni. È stata letta la storia vera di Giacomo Fesch, un giovane vissuto negli anni ’50, condannato a morte per un omicidio, che in carcere incontrò Dio e si convertì. Una parabola vivente del ritorno a casa.

  • La donna adultera (Gv 8,1-11) ha concluso il cammino nel segno del perdono. Al posto delle pietre del giudizio, i partecipanti hanno deposto dei petali con la scritta “Neanche io ti condanno”, espressione dell’amore disarmante di Gesù. Un gesto semplice ma potentissimo.

Un popolo in preghiera

Durante la veglia si respirava un clima di vero raccoglimento. Famiglie intere, bambini, adolescenti, giovani e adulti si sono fermati davanti al Santissimo Sacramento, lasciandosi guidare dalla Parola, dai canti, dalle meditazioni. Le parole del Papa per la Quaresima 2025 risuonavano vere: “Lasciamoci condurre da Lui verso la libertà che nasce dal saperci amati, perdonati, nutriti”.

L’altare, trasformato in luogo di bellezza e silenzio, ha fatto da cornice a un momento profondo di adorazione e comunità. La liturgia è diventata vita condivisa, e l’amore misericordioso di Dio si è fatto tangibile in ogni dettaglio.

Grazie a tutti!

Grazie a chi ha pensato, preparato e vissuto questo momento con cuore e passione. Grazie ai ragazzi, alle famiglie, ai catechisti, agli animatori e a chi ha pregato in silenzio. È proprio vero: quando una comunità si lascia nutrire dalla misericordia, diventa un segno vivente dell’amore di Dio.