27 Gennaio 2024 – Oratorio Giovanni Paolo II, Olivarella

Costruire è sapere

Quest’anno l’oratorio Giovanni Paolo II di Olivarella ha vissuto un giorno della Memoria diverso dal solito. I bambini e gli adolescenti della catechesi sono stati coinvolti nelle attività del laboratorio della Pace, che ha rappresentato un momento comunitario significativo e di formazione.

L’idea alla base del laboratorio 2024 è nata durante un brainstorming di gruppo tra gli animatori. Il muro è stato il punto di partenza, accompagnato da molteplici significati negativi ma anche positivi: muro che divide, muro che ostacola, muro che sostiene, muro portante. Le informazioni emerse all’interno del gruppo ci hanno condotto all’installazione artistica “El Castillo” di Jorge Mendez Blake, un muro di mattoni privo di cemento, che ha alla base non un mattone portante, ma un libro, a voler rappresentare l’importanza delle idee e dei valori di convivenza civile che solo la cultura può offrire. Qualora il libro fosse sfilato via, il muro sarebbe caduto. L’installazione artistica di Blake ha così ispirato l’attività proposta durante il laboratorio.

Insieme ai bambini abbiamo voluto riflettere sull’importanza dei processi che determinano la “costruzione della pace”, senza pensare a quest’ultima come ad un prodotto fatto e finito e per questo li abbiamo coinvolti in un momento iniziale di brainstorming nel quale ognuno di loro ha contribuito a mettere insieme tutte le parole che emergevano dalla visione dell’immagine di un muro qualunque.

Casa, solidarietà, bloccare e tristezza sono alcune tra le parole dette e, sin da subito, anche per i ragazzi è stato spontaneo associare il muro a concetti di bene e di male; all’interno della seconda fase è stata proiettata l’immagine del muro di Blake chiedendo ai ragazzi quale fosse la differenza con il muro “semplice” mostrato nella fase precedente. Le risposte iniziali hanno riportato l’onestà e la semplicità con cui i bambini si affacciano alla realtà che li circonda; molti si sono soffermati sulle caratteristiche fisiche del muro che vedevano: “È un po’ storto”; “Tra i mattoni ci sono dei buchi”; “C’è un mattone bianco!”. Il passaggio dalla descrizione alla vista di ciò che gli si presentava davanti li ha condotti all’attribuzione di un significato personale, condiviso e collegato a quello dei loro compagni, avvenuto attraverso un’attività pratica: la costruzione di un muro fatto di parole. Ogni ragazzo ha scelto di scrivere sul proprio mattoncino una parola o un pensiero indispensabile per reggere il muro; volevamo che ciascuna delle parole ci rappresentasse, facendo sì che, soprattutto, diventasse un impegno concreto da portare nelle nostre vite e nei nostri contesti quotidiani.

Il risultato sfaccettato, vario, colorato non poteva che poggiare, riproducendo l’opera di Mendez Blake, su di un libro nel quale abbiamo voluto scrivere: “Il valore della cultura”, donando a questa frase un significato ampio e comprensivo che mette insieme buone pratiche per le quali servono “parole gentili” (così da loro definite), usate dai ragazzi durante il laboratorio, affinché la promozione delle dinamiche di pace sia un traguardo più raggiungibile.

Alessandro Aspa e Martina Parisi